mercoledì 18 novembre 2009

Lo Sfruttamento delle Masse accresce l’Illegalità

…E l’insicurezza di molti dà Potere a pochi

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Nei paesi in cui le masse sono controllate si verificano situazioni di costante tensione sociale. Dinamiche analoghe possono essere studiate anche nei regimi dittatoriali, nelle aziende con una rigida gerarchia ed anche nelle sette a manipolazione mentale. Ovunque ci sia una distanza fra le necessità dei singoli e le decisioni imposte da un potere accentrato si determinano forti condizioni di stress.

Gli eroi dei nostri tempi sono scaltri, egocentrici e combattivi. Inseguiamo i modelli di vita dei personaggi famosi mentre la qualità della nostra vita personale e il nostro equilibrio mentale cala a picco. Entro 20 anni la depressione sarà il problema di salute più diffuso al mondo. L'insicurezza e la precarietà economica aumentano il disagio personale e sociale: cresce del 30% l'incidenza di ansia e del 15% il numero dei pazienti depressi. Complice la crisi economica e il crescente stress a cui sono sottoposti i cittadini del mondo, il “male di vivere” sarà, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la maggiore insidia da combattere. In Europa dall’inizio della crisi, ci sono stati 3.500 morti in più per alcool e 1.700 suicidi in più. Aumentano bullismo, aggressività giovanile e uso di droghe. I disturbi psicosomatici da crisi ormai incidono sul 20-30% dell’attività quotidiana dei medici di famiglia.

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I sintomi dell’aumento dello stress su larga scala vanno dal sentirsi nervosi e irritabili, fino a perdere il controllo. Si evidenzia anche l’insorgere di pensieri suicidi o omicidi. Devono destare sospetto il mal di testa, la tensione muscolare, la perdita di energia e l'aumento del ricorso a fumo, alcol, cibo o droghe. Con l’aumentare di questi disagi si crea un ambiente sociale dove fermentano l’aggressività e l’istintività. Questi modelli, che si prestano facilmente alla manipolazione dall’alto, sono incoraggiati anche dai programmi televisivi.

Cosa accade quando si riesce ad influenzare la salute mentale di enormi masse verso delle reazioni emotive, aggressive e incontrollate? Quando si determina una insofferenza di fondo che trova uno sfogo solo nella ricerca degli eccessi? Specialmente nelle fasce sociali più disagiate e indifese, succede che aumentano gli episodi criminalità e illegalità. La televisione non perde occasione di mostrarceli: Rapine, stupri, aggressioni, e violenze familiari diventano il nostro panorama quotidiano e di conseguenza una preoccupazione di massa.

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Lo sfruttamento e il controllo favorisce una popolazione insicura e impaurita

Ed ecco che, come un abile ed intelligente prestigiatore, la propaganda scambia la causa con l’effetto: Invece di eliminare le cause del problema alla radice, si da la colpa dell’insicurezza globale ai singoli individui buttando in prima pagina i mostri di turno che noi tutti vorremmo linciare. Ci abituano al fatto che, se vogliamo essere protetti da questi malviventi, dobbiamo dare il consenso per misure di emergenza più rigorose che diano allo stato ancora più efficienza di governare e più potere di controllarci. Così il cerchio si chiude e si getta benzina sul fuoco alimentando il problema da cui tutto ha avuto origine: L’imposizione e il controllo da parte di pochi su molti.

Le generazioni successive saranno ancora più limitate anche nei dissensi, subiranno maggiore stress e i più violenti e disgraziati scoppieranno trasgredendo leggi rigidissime. Finché la massa non conoscerà altre soluzioni allora accetterà di essere gestita da un capo che comanda senza contraddittorio, ancora più forte e repressivo. Si andrà verso una situazione sempre più instabile e caotica e a pagarne le spese più dure saranno, come sempre, le classi più povere e indifese.

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Fonti: Global Mental Health Summit, Societa' Italiana di Psichiatria, Organizzazione Mondiale della Sanità.

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lunedì 16 novembre 2009

Dove sta la Dignità?

di anna mulattieri

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La dignità dovrebbe essere uno dei valori umani più importanti e mantenerla integra dovrebbe essere tra le priorità assolute dell'individuo. Ogni giorno ci perdiamo dietro ingannevoli specchi per allodole, preferiamo non vedere dentro di noi e ci anestetizziamo alimentando il nostro piacere personale. Vogliamo sentirci pieni e soddisfatti, perseverando nell'accumulo di esperienze e di beni materiali. Creiamo un divario tra noi e la vita di tanti altri, più sfortunati, che guardiamo con occhi spesso pietosi. Ma non basta la nostra pietà.

Nella sua etimologia la parola "dignità" deriva da dignus: meritevole, ed indica la condizione di rispetto nell' opinione comune. Quello su cui ci soffermiamo ora è la dignità di ogni uomo nel suo diritto ad una vita meritevole di essere vissuta. Ogni essere umano ha il suo diritto alla dignità. Se osserviamo lo sguardo di qualsiasi uomo possiamo coglierne l'essenza e capire che ogni essere vivente ha pari dignità.

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Iniziamo ad abituarci a denunciare la povertà, le guerre, lo sfruttamento presenti in ogni angolo del mondo. Non priviamo di valore quegli occhi che, seppure in condizioni estreme e pur mancando di quella cultura di cui noi ci facciamo tanto vanto, vivono in questo mondo e ne fanno parte. Nella loro semplicità e nella sofferenza mantengono un valore morale di gran lunga superiore a quello che ci illudiamo di avere conquistato insabbiando le nostre teste e i nostri cuori. Non togliamo a questi occhi pieni di vita la propria dignità: occhi di un bimbo africano, occhi di una mamma nelle favelas brasiliane, occhi di un malato terminale, occhi di un anziano ormai privo delle proprie forze, occhi di giovani donne sfruttate, occhi di lavoratori che vengono valutati meno di un ingranaggio della catena di montaggio.

Smettiamo di cercare la dignità nella classe politica, piuttosto cerchiamo di ritrovarla in noi rinunciando alla presunzione che esalta il nostro ego. La nostra conoscenza ci è utile per lo svolgimento delle azioni quotidiane, ma il suo accumulo è di per se sterile se non approfondiamo il nostro vivere. Affinché l'uomo non sia prigioniero di nessuna delle sue culture, affermiamo il suo valore personale nel vivere conformemente alla natura profonda del suo essere. Creiamo una base di giustizia sociale affermando i diritti fondamentali dell'uomo con la responsabilità di agire per il bene comune. Tutti gli uomini senza discriminazione di sorta hanno un valore intrinseco inestimabile e meritano quindi un rispetto incondizionato, sul quale nessun interesse superiore può imporsi.

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domenica 15 novembre 2009

Sì B-Day, il PDL Reagisce alla Rete

L’imperatore gioca in difesa

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Il Popolo Della Libertà ha indetto una manifestazione nazionale per dare sostegno a Silvio Berlusconi. Si è pensato bene di farla il 5 dicembre in Piazza della Repubblica a Roma. Stesso giorno e stesso luogo dell’iniziativa già organizzata dal comitato 'No Berlusconi Day', nato su Facebook per iniziativa di un gruppo di blogger democratici.

Come tutti sanno, l’imperatore che controlla le masse mette la popolazione in condizioni di dovere reagire alle sue continue proposte, togliendo invece, tutte le condizioni per poter proporre iniziative dal basso.

Per la prima volta nella storia del Web i ruoli si sono invertiti: Il grande e potente PDL è costretto a reagire per difendersi da un iniziativa partita dalla Rete.

 

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venerdì 13 novembre 2009

Esercizio di Democrazia

di ruggiero lauria

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Assiomi:

1) la democrazia nella sua forma più perfetta presupporrebbe la partecipazione di tutti alla gestione delle questioni comuni;


2) tale gestione si compone di tre momenti fondamentali: la proposizione, il dibattito e la decisione;

 
3) in linea teorica chiunque dovrebbe avere la facoltà di proporre qualcosa e/o di partecipare alla discussione e/o di votare per decidere se una cosa vada fatta o no;


4) affinché una persona possa effettivamente prendere parte a queste attività deve essere adeguatamente: informata, ascoltata e considerata in fase decisionale;

 
5) il fatto che tutti abbiano la facoltà di partecipare, per doveroso rispetto della libertà individuale, non significa che tutti abbiano il dovere di farlo: l'astensione indica semplicemente indifferenza rispetto al risultato;


6) quindi all'inizio di ogni processo decisionale, e sempre dopo che tutti ne siano stati opportunamente informati, ci sarà sempre una porzione di persone non interessate e di conseguenza inattive, che di fatto demandano agli altri di decidere sul da farsi;


7) la forma ideale di decisione sarebbe l'unanimità, ma per questioni di praticità, sintesi e rispetto del pluralismo si deve accettare il compromesso della sola maggioranza, ben consapevoli che ogni decisione presa in questo modo andrà, dolorosamente, contro una porzione dei membri della comunità;


8) affinché tutto ciò possa effettivamente realizzarsi la comunità deve dotarsi di adeguati strumenti "tecnici" e di regole che riassumendo: innanzitutto informino tutti, successivamente gli diano la possibilità di partecipare al dibattito ed infine di esprimersi nell'ambito della decisione finale.

 

Logiche deduzioni:

1) il sistema rappresentativo, in cui i membri sono chiamati semplicemente ad eleggere delle altre persone che facciano le loro veci nella gestione delle questioni comuni, è altamente distorsivo e pericoloso, levando di fatto all'individuo la facoltà di proporre e decidere su questioni spesso di fondamentale importanza per la qualità della propria vita;


2) i  partiti non hanno alcun senso se non come aggregatori, teorici, di persone che condividono una certa linea di pensiero;


3) esiste oggi una tecnologia adeguata, se non alla piena, di certo, ad una migliore realizzazione del sistema democratico nell'ambito delle nostre comunità.

martedì 10 novembre 2009

Siamo in 5000 Grazie a Te!

aiutaci a crescere

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Con una media di circa 100 utenti nuovi ogni giorno, la pagina Facebook di “Ecco Cosa Vedo” ha raggiunto 5000 utenti fissi in poco meno di due mesi dalla sua inaugurazione (5415 mentre scrivo). Un Grandissimo GRAZIE a tutti voi che contribuite a questo dilagante successo scrivendo commenti, condividendo i link o suggerendo la pagina ai vostri amici.

 

i principi che ci hanno permesso di crescere:

EDUCAZIONE: Una delle attività principali del gruppo è quella della creazione di un consenso più diffuso possibile verso le soluzioni dei problemi della società moderna, sia attraverso la rete che attraverso attività sul territorio.

SOLUZIONI: Ad ogni problema sollevato proponiamo anche una soluzione. Non ci fermiamo alla prima reazione istintiva dello sfogo di essere “contro”, senza proporre un alternativa pratica.

PRINCIPI: Si sensibilizza diffondendo i principi più basilari possibili, in maniera che possano essere condivisi da persone con teorie, dottrine, idee, pensieri e ideologie più diverse.

NON IDEOLOGICO: Il gruppo non è ideologico né partitico. Non si pubblicizza nessuna persona, organizzazione, ideologia o partito politico. Si sostengono solo i principi generali che portano alle soluzioni.

NON VIOLENTO: Rifiutiamo qualsiasi tipo di violenza. Allo scopo di creare un terreno il più fertile possibile per la ricettività e l’apprendimento, non incitiamo alla rabbia né all’offesa; vogliamo invece favorire la riflessione serena e la presa di coscienza.

PARTECIPAZIONE DIRETTA: Incoraggiamo una partecipazione sempre più diretta dei singoli alle soluzioni dei problemi comuni. Educhiamo nell’utilizzo degli strumenti per cooperare nella diversità, come l’Intelligenza Collettiva e la Web Democracy.

GESTIONE GRUPPI: Abbiamo un impegno centrale di educazione e consulenza sulla gestione delle dinamiche fra gruppi, su come liberare energia dal basso, come contrattare collaborazioni, come diffondere un iniziativa e acquisire visibilità.

 

COME CONTRIBUIRE:

si cercano altre persone per lo staff amministrativo della pagina. Unico requisito: stare spesso in rete.

Cerchiamo anche scrittori che vogliano dare visibilità ai propri articoli secondo i principi del Blog. Requisiti: Testi inediti, brevi, semplici e utili.

 

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lunedì 9 novembre 2009

Muri che Cadono (e muri che restano)

di anna mulattieri

Soldaten der Volkspolizei beim Errrichten der Mauer an der Sektorengrenze in der Sebastianstraße. Unter Aufsicht der Volkspolizei und der Nationalen Volksarmee (NVA) lässt die DDR-Regierung seit dem 13. August 1961 mitten durch Berlin eine Mauer bauen und riegelt damit den Ostsektor von den Westsektoren hermetisch ab. Durch die Mauer soll die 'Republikflucht' der DDR-Bürger verhindert werden. Die Zonengrenze zur Bundesrepublik wurde bereits seit 1952 auf ganzer Länge mit Stacheldraht und Minensperren abgeriegelt.

La sera del 9 novembre di vent’anni cadeva il Muro di Berlino: I cittadini di Berlino Est attraversavano pacificamente il Muro incontrando i cittadini di Berlino Ovest. Una frontiera di cemento e di filo spinato, lunga 166 Km per circa 4 metri di altezza, rimasta in piedi per 28 anni e che si poteva varcare soltanto a rischio della vita. Veniva sancita così la separazione tra i due blocchi contrapposti, sovietico ed occidentale, in lotta per la supremazia mondiale; Il Muro era il simbolo della Guerra Fredda e ha segnato una spaccatura destinata a perpetuarsi a lungo. Il suo crollo ha ridisegnato la storia, gli equilibri politici, le mappe geografiche e quelle culturali. Un evento di importanza straordinaria impresso nei ricordi di noi tutti, oggi abitanti di un Europa “unita e senza confini”.

Il paradosso principale di questi venti anni è che le barriere sono aumentate. E' quello che accade in zone di crisi, anche vicino a noi, come l'area balcanica che è divenuta simbolo di una società contemporanea che fa fatica a trovare soluzioni nella gestione della sua complessità, dove si trovano culture che si scontrano nello stesso ambiente. Si ha così la sensazione del sogno a volte tradito del superamento del mondo dei blocchi della guerra fredda.

ARCHIV - Arbeiter erhöhen die Sektorensperre an der Bernauer Straße in Berlin 1961. Fast Abend für Abend war es an diesem und anderen Mauerabschnitten zu Zwischenfällen gekommen. Am 13. August 1961 wurde die Mauer in Berlin gebaut. Foto: dpa (zu dpa-Serie Sechs Jahrzehnte vom 24.02.) nur s/w +++(c) dpa - Bildfunk+++

In questo senso possiamo parlare di una nuova epoca dove tutto ancora può essere confine, dai luoghi di culto alle bandiere e persino le memorie. I nuovi muri non sono una prerogativa balcanica, ma fanno parte della società del mondo cosiddetto democratico e dell’Europa stessa. Questi nuovi confini a volte sono materiali e rigidi, a volte immateriali ma forse ancora più difficili da superare. Sono i muri che dividono i popoli, quelli fra paesi ricchi e poveri, fra razze e tribù, fra cristiani, ebrei e musulmani. Tutte le relazioni sociali sono crisi e i conflitti sociali e relazionali si vivono fin dentro ai nostri condomini. Isolamento, paura e insicurezza fanno parte di uno stato di malessere del nostro modello di vita. Nelle nostre storie personali e familiari emergono le contraddizioni e i paradossi della nostra epoca: Fuori e dentro ai confini, cittadini o stranieri, inclusi o esclusi, a seconda del momento o del posto.

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Facciamo tesoro delle esperienze per arricchire la nostra cultura e il nostro percorso di vita collettivo. Abbattiamo questi muri e costruiamo al loro posto una convivenza con orizzonti di ampio respiro.

 

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